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    <title>I Podcast di Stefano Mano</title>
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    <pubDate>Wed, 08 May 2019 03:24:45 +0000</pubDate>
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      <title>Motociclismo e figure retoriche &lt;br/&gt;Luigi Meneghello, Bau-s&#232;te!</title>
      <description>&lt;img src=&quot;https://assets.podomatic.net/ts/b2/92/c1/podcast18595/1400x1400_2927885.jpg&quot; alt=&quot;itunes pic&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;da &quot;Bau-s&amp;egrave;te!&quot; di Luigi Meneghello, Rizzoli 1988&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Lettura: Stefano Mano&lt;br /&gt;Musica: &quot;A Simple Way to Go Faster Than Light That Does Not Work&quot; da Tortoise, TNT&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Testo del brano selezionato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra gli oggetti mitici della mia vita, carichi di un significato impreciso ma esaltante, grandeggia una moto senza nome, certamente da competizione ma ancor pi&amp;ugrave; rara, un prototipo, con la quale una mattina del 1947... Non &amp;egrave; una fantasia, &amp;egrave; un fatto e un oggetto realissimo bench&amp;eacute; incredibile e inspiegabile. Sar&amp;agrave; stata in prova? Perch&amp;eacute; l'affidarono a me? Cosa posso aver fatto io nella vita per meritare questo favore della fortuna? (...) Era una moto leggerissima, con un iperbolico rapporto peso-potenza (l&amp;igrave; si vedeva, lo capisco retrospettivamente, com'era l'Italia emergente: in quel rapporto peso-potenza c'era gi&amp;agrave; la gloria del made in Italy).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non era rifinita in modo ordinario all'esterno: non aveva parafanghi, n&amp;eacute; vernice, era fatta di nude strisce di duralluminio opacizzato, schematico, bellissimo, quasi seta metallica. Naturalmente non aveva messa in moto, assurdo, si avviava correndo, ed era sempre un rischio farla partire, per l'accensione a sorpresa, e l'aerea prontezza dell'avvio. C'era qualcosa di alato e smodato nella sua corsa. Mi sentivo trasferito in un altro ordine di realt&amp;agrave;, poco meno che fantascientifico: il vibrato della sua voce era lieve e intenso, quasi musica, la sua vaga presa sulla superficie del nostro pianeta teneva del volo, l'arditezza, la nervosit&amp;agrave; del carattere affascinava e spaventava.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sull'incrocio c'erano due guardie, che mi fermarono. In quegli anni il senso del disastro ci accompagnava dappertutto, qui era un disastro grosso, non avevo bollo, n&amp;eacute; libretto, o licenze, permessi, marmitte, fanali, n&amp;eacute; targa, n&amp;eacute; niente... Era un caso da arresto immediato, confisca, confino, interdetto dai pubblici uffici...  E invece le guardie mi sorridevano, mi facevano piccole domande timorose, amorose... Capii che mi credevano un corridore, forse un grande corridore, giovane, pensoso, stupendo, si scusavano di aver turbato il mio allenamento, chiedevano con umile furbizia se domenica... al circuito...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Com'&amp;egrave; bella e struggente la vita quando tutto sorride e nulla ti rompe le giovani balle! Le mie vaghe risposte, da grandissimo corridore assorto nei suoi pensieri profondi, piacquero molto alle guardie. Accennai che era quasi impossibile ripartire senza spinte, e mi spinsero, e in un attimo venne il vibrato sublime, l'accesso di forza nei gradi arcangelici, e le guardie, vibrando anche loro, salutavano mano al berretto...&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sun, 02 May 2010 18:14:18 +0000</pubDate>
      <dcterms:modified>2013-12-05</dcterms:modified>
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      <dc:creator>Stefano Mano</dc:creator>
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      <itunes:summary>da &quot;Bau-s&amp;egrave;te!&quot; di Luigi Meneghello, Rizzoli 1988Lettura: Stefano ManoMusica: &quot;A Simple Way to Go Faster Than Light That Does Not Work&quot; da Tortoise, TNT
Testo del brano selezionato
Tra gli oggetti mitici della mia vita, carichi di un significato impreciso ma esaltante, grandeggia una moto senza nome, certamente da competizione ma ancor pi&amp;ugrave; rara, un prototipo, con la quale una mattina del 1947... Non &amp;egrave; una fantasia, &amp;egrave; un fatto e un oggetto realissimo bench&amp;eacute; incredibile e inspiegabile. Sar&amp;agrave; stata in prova? Perch&amp;eacute; l'affidarono a me? Cosa posso aver fatto io nella vita per meritare questo favore della fortuna? (...) Era una moto leggerissima, con un iperbolico rapporto peso-potenza (l&amp;igrave; si vedeva, lo capisco retrospettivamente, com'era l'Italia emergente: in quel rapporto peso-potenza c'era gi&amp;agrave; la gloria del made in Italy).
Non era rifinita in modo ordinario all'esterno: non aveva parafanghi, n&amp;eacute; vernice, era fatta di nude strisce di duralluminio opacizzato, schematico, bellissimo, quasi seta metallica. Naturalmente non aveva messa in moto, assurdo, si avviava correndo, ed era sempre un rischio farla partire, per l'accensione a sorpresa, e l'aerea prontezza dell'avvio. C'era qualcosa di alato e smodato nella sua corsa. Mi sentivo trasferito in un altro ordine di realt&amp;agrave;, poco meno che fantascientifico: il vibrato della sua voce era lieve e intenso, quasi musica, la sua vaga presa sulla superficie del nostro pianeta teneva del volo, l'arditezza, la nervosit&amp;agrave; del carattere affascinava e spaventava.
Sull'incrocio c'erano due guardie, che mi fermarono. In quegli anni il senso del disastro ci accompagnava dappertutto, qui era un disastro grosso, non avevo bollo, n&amp;eacute; libretto, o licenze, permessi, marmitte, fanali, n&amp;eacute; targa, n&amp;eacute; niente... Era un caso da arresto immediato, confisca, confino, interdetto dai pubblici uffici...  E invece le guardie mi sorridevano, mi facevano piccole domande timorose, amorose... Capii che mi credevano un corridore, forse un grande corridore, giovane, pensoso, stupendo, si scusavano di aver turbato il mio allenamento, chiedevano con umile furbizia se domenica... al circuito...
Com'&amp;egrave; bella e struggente la vita quando tutto sorride e nulla ti rompe le giovani balle! Le mie vaghe risposte, da grandissimo corridore assorto nei suoi pensieri profondi, piacquero molto alle guardie. Accennai che era quasi impossibile ripartire senza spinte, e mi spinsero, e in un attimo venne il vibrato sublime, l'accesso di forza nei gradi arcangelici, e le guardie, vibrando anche loro, salutavano mano al berretto...</itunes:summary>
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